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22 ottobre 2017

[15.04.2015] Sentenza Tribunale monocratico di Forlì, 15/4/2015 Giudice est. Di Giorgio

In tema di diffamazione, le espressioni denigratorie dirette nei confronti di singoli appartenenti ad un'associazione od istituzione possono aggredire anche l'onorabilità dell'entità collettiva cui essi appartengono, quando l'offesa assume carattere diffusivo, legittimando l’ente, al pari dei singoli soggetti offesi, alla presentazione della querela. Tuttavia l’individuazione dell'effettivo destinatario dell'offesa è condizione essenziale ed imprescindibile per attribuire ad essa di una rilevanza penale, e deve essere deducibile, in termini di affidabile certezza, dalla stessa prospettazione oggettiva dell'offesa, secondo cioè un criterio oggettivo non sostituibile con le intuizioni o con le personali convinzioni di chi ritiene essere uno dei destinatari. ...[continua]

[14.04.2015] Sentenza Tribunale monocratico di Forlì in data 14/4/2015 (Giudice Di Giorgio)

Massima In materia di colpa specifica il rispetto della regola cautelare scritta esonera da responsabilità penale allorché quest’ultima abbia carattere esaustivo, residuando altrimenti una componente di colpa generica laddove vi sia violazione delle norme di comune diligenza e prudenza imposte dal caso concreto ed esigibili dal professionista mediamente esperto. Il nesso di casualità non può essere affermato sulla sola base di una valutazione di probabilità statistica, essendo necessaria la formulazione altresì di un giudizio di probabilità razionale che consenta la verifica aggiuntiva dell'attendibilità logica dell'impiego della legge statistica al caso concreto. (Fattispecie in tema di colpa medica ove è stata ritenuta la colpa del medico specialista nel rilascio del certificato di idoneità sportiva, il quale, pur avendo sottoposto l’atleta agli esami legalmente previsti dal DM 18/2/1982, ha omesso l’espletamento di più approfondite indagini diagnostiche che una corretta valutazione anamnestica avrebbe imposto nel caso concreto alla stregua delle generiche norme di cautela attinenti alla sfera della prudenza e della diligenza. La contraddittorietà ed incertezza del riscontro probatorio in ordine alla concreta efficacia predittiva della malattia dell’atleta, ingenerando il ragionevole dubbio sull’efficienza impeditiva dell’evento anche nel caso di mantenimento del comportamento corretto da parte degli imputati, ha tuttavia giustificato l’esito assolutorio).  ...[continua]

[09.04.2015] Sentenza Tribunale monocratico di Forlì, 9/4/2015 ,Giudice est. Di Giorgio

Cause di non unibilità – art. 131 bis CP – previo accertamento della ricorrenza del reato Sussiste la non punibilità per tenuità del fatto prevista dall’art. 131 bis c.p. (introdotta dall’art. 1 del d.lg.vo n. 28/2015) per il reato di cui all’art. 349 (violazione di sigilli), nel caso di parziale scollatura, senza pregiudizio dell’integrità dei sigilli, e a fronte di accesso all’immobile, sottoposto a vincolo di non utilizzo per mancanza dei requisiti di agibilità, del tutto occasionale ed estemporaneo.  ...[continua]

[09.01.2015] Sentenza Tribunale Collegiale di Forlì, 9/1/2015 ,Pres. Di Giorgio, Poillucci, Dioguardi

Art. 132 TUB – finanziamenti in pool unitamente a istituto di credito estero – sussistenza condizioni elemento soggettivo del reato fattispecie Si configura il reato di cui all’art. 132 TUB (esercizio abusivo dell’attività bancaria nel territorio italiano) nel caso di finanziamenti erogati da una banca italiana in pool con una banca extracomunitaria, tramite un sistema di ripartizione del rischio di esposizione derivante dall’erogazione di ingenti finanziamenti che un solo istituto bancario non sarebbe in grado di sostenere in ragione sia dell’entità dei prestiti da finanziare sia del superamento del limite de 25% del patrimonio di vigilanza. L’operazione di finanziamento bancario non può, nella specie, ricondursi alla sola banca italiana quale unico soggetto formalmente intestatario del contratto di finanziamento, ma va invece ricondotta all’unitaria e più complessa struttura negoziale a cui entrambi gli istituiti bancari hanno dato vita, finalizzata a consentire alla banca extracomunitaria l’abusivo e remunerato esercizio di attività bancaria nel territorio italiano. Tale conclusione sorge in aderenza al principio generale di effettività operante in materia penale, alla luce di un’indubbia forma di ingerenza economica nelle singole operazioni di finanziamento da parte della banca extracomunitaria, non solo nella fase genetica dell’operazione, attraverso cioè la preventiva valutazione del merito creditorio in capo al soggetto beneficiato dal finanziamento (ingerenza originaria), ma anche nella fase successiva dell’operazione (ingerenza perdurante), attraverso diritti di informativa e di approvazione riguardanti tutte le modifiche del rapporto che, dopo la stipula del contratto di finanziamento, avessero comportato una diversa valutazione del merito cerditizio  ...[continua]

 


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