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20 ottobre 2019

[07.03.2014] Trib. Forlì, Ordinanza, 07/03/2014, est. Vacca

Ricorrono i presupposti per ritenere ammissibile la consulenza tecnica preventiva ex art. 696 bis c.p.c. e si ritengono rispettati i limiti oggettivi richiesti dalla norma accertamento e determinazione di crediti derivanti dalla mancata inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito quando la consulenza sia in astratto idonea a comporre la lite, con il solo limite che non risulti assolutamente esplorativa. Sarebbe estremamente riduttiva un'interpretazione della portata di detto istituto che ne limitasse l'ammissibilità ai soli casi in cui tra le parti non vi siano contestazioni in merito all'an della pretesa e si controverta esclusivamente in merito al quantum dell'importo dovuto a titolo di responsabilità contrattuale o extracontrattuale.

Consulenza tecnica preventiva ex art. 696 bis cod. proc. – natura conciliativa non cautelare

L'espletamento della consulenza tecnica preventiva ex art. 696 bis c.p.c. prescinde dai presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora, iscrivendosi nel novero dei procedimenti sommari di istruzione preventiva di natura non cautelare.

N. R.G. 5119/2013
Il GIUDICE
A scioglimento della riserva assunta all’udienza del 26.2.2014, nel ricorso ex art. 696 bis c.p.c., proposto da [M…] in data 17.12.2013, nei confronti di [A…], esaminati gli atti, ha pronunciato la seguente

ORDINANZA
La [M…] ha proposto ricorso ai sensi dell’art. 696 bis c.p.c. per l’espletamento di una consulenza tecnica preventiva ai fini della conciliazione della lite, chiedendo la nomina di un CTU medico legale per accertare l’esistenza di una responsabilità per negligenza, imprudenza o imperizia da parte dei sanitari dell’Ospedale di [F…] in relazione alle cure e trattamenti nel periodo 9.12.2003/21.1.2004, sotto il profilo della inadeguatezza delle cure prestate e della correttezza metodologica per mancata applicazione del protocollo diagnostico e conseguente tardiva diagnosi di complicanze infiammatorie acute a carico dell’apparato intestinale, con successivo approccio chirurgico d’urgenza
La [A…] si è costituita e si è opposta all’espletamento della consulenza preventiva, ritenendo inammissibile la richiesta.
Va premesso che l’art. 696 bis c.p.c., introdotto dalla novella del 2006, consente di chiedere l’espletamento di una consulenza tecnica, in via preventiva, anche al di fuori delle condizioni di cui al primo comma dell’art. 696 c.p.c. (vale a dire al di fuori dei casi di urgenza), ai fini dell’accertamento e della relativa determinazione dei crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito. Si prevede, inoltre, la possibilità, nel caso in cui la conciliazione non riesca, per ciascuna parte di chiedere che la relazione depositata dal consulente venga acquisita agli atti del successivo giudizio di merito.
Per espressa previsione normativa, la consulenza tecnica preventiva prescinde, dunque, dai presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora, potendo essere richiesta anche ove non vi sia alcuna urgenza di verifica, rientrando tra i procedimenti sommari di istruzione preventiva di natura non cautelare, con evidenti finalità deflattive e conciliative.
Secondo un orientamento rigoroso affermatosi in giurisprudenza, per poter dare ingresso all’espletamento della consulenza tecnica preventiva sarebbe necessario che la controversia insorta fra le parti avesse come unico punto di contrasto una questione suscettibile di essere risolta mediante una consulenza tecnica, effettuata la quale risulterebbe probabile, secondo quanto dichiarato dalle stesse parti, il raggiungimento di un accordo conciliativo, non esistendo ulteriori questioni controverse.
Ritiene questo Giudicante che la probabilità di una conciliazione non costituisca un presupposto per l’ammissibilità della consulenza preventiva, essendo sufficiente valutare l’idoneità, dal punto di vista oggettivo, della consulenza a provocare la conciliazione della lite, nel senso che la materia del contendere sia tale che l’esito della consulenza possa essere, in astratto, idoneo a comporre la lite, con il solo limite che non risulti assolutamente esplorativa. La contestazione dell’an della responsabilità o della misura della stessa non sono dunque sufficienti ad inibire il ricorso alla consulenza preventiva. Diversamente, risulterebbe vanificata la funzione stessa di tale strumento, stante l’assoluta esiguità e trascurabilità dei casi in cui si controverte solo sull’aspetto quantitativo della pretesa.
Si rileva inoltre che la complessità della vicenda clinica e degli accertamenti medico legali da compiere per valutare l’effettiva esistenza della lamentata responsabilità della struttura sanitaria e determinare le conseguenze lesive patite, direttamente riconducibili all’eventuale colpa medica, non sono circostanze idonee ad escludere l’ammissibilità della consulenza preventiva, considerato che anche nel giudizio di merito la controversia sarebbe risolvibile mediante il ricorso ad una CTU. Una volta accertata l’esistenza o meno di profili di responsabilità della convenuta e determinate le conseguenze lesive ad essa direttamente ricollegabili, anche in termini di perdita di chance di guarigione o di esiti più favorevoli della malattia, la controversia potrebbe essere facilmente composta anche stragiudizialmente, tenuto conto dei criteri tabellari di liquidazione in uso presso il Tribunale di Forlì.
D’altra parte, ove non si giungesse alla conciliazione della lite per effetto dell’espletanda consulenza medica, non vi sarebbe alcun pregiudizio ai diritti di difesa delle parti posto che l’acquisizione della suddetta consulenza nel giudizio di merito (peraltro soggetta alla valutazione del giudice) non impedirebbe comunque l’effettuazione di una nuova consulenza o l’espletamento di ulteriore istruttoria.
Il ricorso proposto dalla [M…] va, dunque, accolto e disposta la consulenza preventiva con nomina di un consulente medico legale, da individuarsi al di fuori dell’albo dei CTU di questo Tribunale, trattandosi di colpa medica di sanitari operanti a Forlì, sul quesito di seguito indicato:

(Omissis….)
Forlì, lì 7.3.2014
IL GIUDICE
Dr.ssa Barbara Vacca


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