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20 ottobre 2019

[22.04.2015] Trib. Forlì, Ordinanza, 22.04.2015, Pres. Pescatore, est. Vacca

L’attività processuale posta in essere dal difensore di due parti portatrici di interessi confliggenti è nulla ed il relativo vizio è rilevabile anche d’ufficio, investendo la validità stessa della procura e, quindi, il diritto di difesa ed il principio del contraddittorio che sono valori costituzionalmente tutelati. Il giudice quindi deve dichiarare l’invalidità della procura rilasciata dalle stesse e, conseguentemente, la nullità dell’intero giudizio (Nella fattispecie, due società, l’una nella veste di fideiussore e l’altra in quella di debitore principale, hanno agito congiuntamente in via cautelare e a mezzo dello stesso difensore nei confronti dell’istituto creditore per contestare la segnalazione a sofferenza presso la Centrale Rischi e chiederne la cancellazione. Fra le stesse società pendeva altresì un giudizio di accertamento avente ad oggetto l’invalidità delle fideiussioni prestate. Il Tribunale, in sede cautelare, ha rilevato un conflitto di interessi attuale e concreto tra le stesse avendo la debitrice principale interesse a sostenere la validità delle fideiussioni rilasciate per escludere l’esistenza dei presupposti della segnalazione a sofferenza, mentre la società garante aveva un interesse contrapposto a far accertare l’invalidità delle fideiussioni e quindi l’insussistenza del rapporto di garanzia e la conseguente illegittimità della segnalazione a sofferenza).

Segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi – funzione preventiva – condizioni legittimanti

La funzione preventiva del servizio fornito dalla Centrale Rischi comporta che la segnalazione a sofferenza dei soggetti che si trovano in stato di insolvenza o in situazioni ad esso equiparabili è legittima anche in presenza di condizioni che, pur non potendo qualificarsi di totale incapacità economica, denotano una sensibile difficoltà nella gestione e nel controllo dell’equilibrio economico finanziario del soggetto e fanno temere la possibilità, anche non immediata, di un futuro dissesto. Pertanto, la previsione di una possibile rimozione della difficoltà riscontrata non esclude che il rischio sia qualificabile come “sofferenza”, atteso che la relativa valutazione deve pur sempre fare riferimento alla capacità del cliente di adempiere le proprie obbligazioni con regolarità e senza anomalie.



N. R.G. 1106/2015
IL TRIBUNALE DI FORLÌ, IN COMPOSIZIONE COLLEGIALE, in persona dei magistrati:
dott. Orazio Pescatore Presidente
dott. Barbara Vacca Giudice relatore
dott. Anna Orlandi Giudice

ORDINANZA

[B…] e [D…], la prima quale debitrice principale e la seconda quale garante, hanno proposto con unico atto e a ministero dello stesso difensore, un ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. per contestare la segnalazione a sofferenza dei rispettivi nominativi presso la Centrale Rischi effettuata dalla [C…] e chiederne l’immediata cancellazione, o in subordine, per la sola posizione della [D…], l’indicazione come “credito contestato”, in considerazione del grave pregiudizio alle stesse arrecato da tale segnalazione.
Il giudice della prima fase, con ordinanza del 23.2.2015, ha rigettato il ricorso cautelare proposto, condannando le due ricorrenti alla rifusione delle spese legali sostenute da [C…].
Avverso tale ordinanza, [B…] e [D…] hanno proposto reclamo reiterando sostanzialmente le medesime contestazioni e deduzioni già oggetto del primo ricorso e chiedendo l’integrale riforma del provvedimento reclamato, con accoglimento delle istanze cautelari, alle quali si è opposta [C…] che ha chiesto la conferma del provvedimento impugnato e ribadito le posizioni già espresse nella prima fase.
Ritiene il Collegio che vada in via preliminare esaminata la questione – avendo la stessa carattere dirimente – della validità delle domande proposte da due diverse società, con unico atto e a mezzo di uno stesso difensore in presenza di un possibile conflitto di interessi.
Su tale questione il primo giudice si è limitato ad affermare, in maniera piuttosto laconica, che avendo le due società ricorrenti chiesto entrambe la cancellazione della segnalazione a sofferenza non sussisterebbe in concreto una situazione di conflitto di interessi.
Tale affermazione, a giudizio del Collegio, non è condivisibile.
È opportuno, innanzitutto, premettere che nel caso in cui tra due o più parti sussista conflitto di interessi (tanto attuale, quanto virtuale, nel senso che appaia potenzialmente insito nel rapporto tra le medesime, i cui interessi risultino, in astratto, suscettibili di contrapposizione), è inammissibile la loro costituzione in giudizio a mezzo di uno stesso procuratore, al quale sia stato conferito mandato con un unico atto, e ciò anche in ipotesi di simultaneus processus, dato che il difensore non può svolgere contemporaneamente attività difensiva in favore di soggetti portatori di istanze confliggenti, investendo siffatta violazione – rilevabile d’ufficio anche in sede di impugnazione – il diritto di difesa ed il principio del contraddittorio, valori costituzionalmente garantiti (Cass. civile, sez. III 25/06/2013, n. 15884; Cass. civile sez. II, 04/11/2005, n. 21350). L’attività processuale posta in essere da un difensore in conflitto di interesse con il proprio assistito è infatti nulla ed il relativo vizio è rilevabile anche d’ufficio, investendo la validità stessa della procura e, quindi, il diritto di difesa ed il principio del contraddittorio che sono valori costituzionalmente tutelati (Cass. civile sez. III 26/07/2012, n. 13204).
Va inoltre precisato che ancorché il conflitto d’interessi possa essere non solo attuale ma anche potenziale, tale potenzialità deve essere intesa non come astratta eventualità bensì in stretta correlazione con il rapporto esistente in concreto tra le parti i cui interessi risultino suscettibili di contrapposizione e, ove non ricorra l’ipotesi del simultaneus processus in cui l’esistenza di siffatta contrapposizione è immediatamente percepibile dal giudice, la denuncia del conflitto non può prescindere dall’allegazione delle deduzioni svolte nei due giudizi (Cassazione civile sez. VI 24/01/2011, n. 1550).
Dall’esame della documentazione prodotta e dallo stesso tenore delle difese, rileva il Collegio come sia evidente ed immediatamente percepibile l’esistenza di una contrapposizione attuale di interessi tra [B…] e [D…].
Come riferito dalle stesse reclamanti, [D…] ha proposto un giudizio, ancora
pendente (RG 1097/2014), con il quale ha chiesto di accertare l’invalidità e nullità delle fideiussioni dalla stessa rilasciate in favore della società controllata [B…] alla [C…] per ritenuta esistenza di conflitto di interessi di [M…] per il duplice ruolo dallo stesso rivestito (legale rappresentante di entrambe le società), per difetto di preventiva delibera autorizzativa, o di successiva ratifica, da parte del Consiglio di Amministrazione di [D…] e per estraneità all’oggetto sociale delle rilascio di fideiussioni.
Successivamente all’instaurazione del predetto giudizio, [C…] ha revocato tutti i rapporti con [B…], segnalato la posizione della debitrice principale e della garante in Centrale Rischi e depositato ricorso monitorio, ottenendo un decreto ingiuntivo (n. 1943/2014) immediatamente esecutivo per l’importo di oltre € 1.300.000,00 a carico delle due società, derivante in parte da contratto di mutuo ipotecario e in parte dal saldo negativo di c/c. della [B…] (rapporti entrambi garantiti da fideiussioni specifiche rilasciate dalla controllante [D…] rispettivamente in data 10.9.2006 per € 2.600.000,00 a garanzia del mutuo e in data 25.8.2009 per € 150.000,00 per l’apertura di credito in c/c).
In pendenza dei termini per l’opposizione a decreto ingiuntivo (successivamente proposta) le due odierne reclamanti hanno agito in via cautelare per richiedere la cancellazione della segnalazione a sofferenza effettuata dalla Banca.
Pur essendo vero che vi è un’apparente convergenza di interessi tra le due società nel richiedere il medesimo provvedimento di cancellazione della segnalazione a sofferenza, deve tuttavia rilevarsi che il tenore delle difese non risulta affatto esente da situazioni di conflittualità di interessi e di posizioni.
In primis non può non essere stigmatizzato da questo Collegio l’anomalo comportamento processuale consistente nel fatto che [D…], dopo aver agito nel giudizio RG n. (con mandato rilasciato all’avv. [X…] da [E], quale vice presidente del C.d.A.) per far accertare l’invalidità delle fideiussioni da essa rilasciate in favore di [B…] per la situazione di conflitto di interessi di [M…] (Presidente del C.d.A. di [D…] e amministratore unico di [B…]) e l’assenza di delibera autorizzativa del C.d.A., abbia poi proposto il presente giudizio cautelare, unitamente a [B…], con unico mandato difensivo rilasciato sempre all’avv. [X…] da parte di [M…] per entrambe le società.
Non possono esservi dubbi che l’accertamento dell’invalidità delle fideiussioni rilasciate da [D…] in favore di [B…], ripercuotendosi inevitabilmente sulla posizione della [B…], che si verrebbe a trovare ulteriormente esposta nei confronti di [C…], integri una situazione di conflitto di interessi attuale e concreto tra le due società, tanto più se si ha riguardo ai motivi di invalidità delle fideiussioni dedotti in giudizio (conflitto di interessi del legale rappresentante [M…], che è lo stesso soggetto che ha rilasciato la procura al medesimo avv. [X…] per questo giudizio) e al fatto che tale giudizio era stato proposto prima della revoca dei rapporti da parte di [C…].
Si rileva inoltre che anche nel presente giudizio cautelare, dal tenore delle difese esposte in ricorso e nel reclamo, emerge la situazione di conflitto di interesse tra le due società difese dal medesimo procuratore.
Dopo aver ribadito anche in questo giudizio la sussistenza dei requisiti per affermare l’invalidità delle fideiussioni rilasciate da [D…] in favore di [B…] per le motivazioni sopra riassunte (conflitto di interessi del [M…], mancanza di autorizzazione preventiva o ratifica del C.d.A., estraneità all’oggetto sociale e conoscibilità di tali elementi da parte della banca) – con difesa resa chiaramente nell’interesse di [D…] – del tutto inaspettatamente si legge a pag. 23 del reclamo, e alle pag. 17 e 18 del ricorso, che non essendo stata ancora accertata e dichiarata l’invalidità delle fideiussioni e ritenendo la banca la loro perfetta validità, risulterebbe del tutto ingiustificata la segnalazione a sofferenza di [B…], in quanto ampiamente garantita dal patrimonio della garante.
Ora non vi è chi non veda la contraddittorietà di tali affermazioni provenienti dallo stesso difensore e l’evidenza del conflitto di interessi tra le due società, avendo l’una ([B…]) interesse a sostenere la validità delle fideiussioni rilasciate da [D…] per escludere l’esistenza dei presupposti della segnalazione a sofferenza, in quanto la sua posizione sarebbe ampiamente garantita nei confronti della banca dal patrimonio della garante, mentre l’altra ([D…]) ha un interesse contrapposto a far accertare l’invalidità delle fideiussioni e quindi l’insussistenza del rapporto di garanzia e la conseguente illegittimità della segnalazione a sofferenza.
Ritiene pertanto il Collegio che nel caso in esame sia palese la situazione di conflitto di interessi, attuale e concreto, tra [B…] e [D…], con conseguente invalidità della procura rilasciata da tali due società, peraltro rappresentante dalla stessa persona, al medesimo difensore.
Va dunque dichiarata la nullità dell’intero giudizio cautelare.
[OMISSIS…].
Ad abundantiam e per mero scrupolo (anche per la regolamentazione delle spese), osserva il Collegio che il reclamo non sarebbe stato accoglibile neppure nel merito, non essendo condivisibili le censure sollevate al provvedimento impugnato.
Come correttamente rilevato dal primo giudice, il debito di [B…] derivante dal mutuo ipotecario è superiore ad un milione di euro. Non è contestato il mancato pagamento di due rate di ammortamento e, pur essendo vero che si tratta di due sole rate, si osserva che essendo le stesse semestrali facevano perdurare la morosità ad oltre un anno per un importo superiore a € 100.000,00 (ogni rata risulta infatti pari a € 56.802,38).
In ogni caso, la banca ha ottenuto nei confronti di [B…] e [D…] un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo per un importo superiore a € 1.300.000,00 e non consta che ne sia stata sospesa l’esecutività.
Sono altresì condivisibili le valutazioni del giudice reclamato in ordine alla non apparente arbitrarietà dell’operato della banca nella valutazione della situazione di insolvibilità di [B…].
A tal riguardo, si osserva che ai fini della segnalazione a sofferenza, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare, ma si concretizza in una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come "deficitaria", ovvero come di "grave difficoltà economica", senza, quindi, alcun riferimento al concetto di incapienza o irrecuperabilità e senza che assuma rilievo la manifestazione di volontà di non adempiere, che sia giustificata da una seria contestazione sull'esistenza del credito Cassazione civile sez. III 16/12/2014, n. 26361).
La funzione preventiva del servizio fornito dalla Centrale Rischi comporta, infatti, che la segnalazione a sofferenza dei soggetti che si trovano in stato di insolvenza o in situazioni ad esso equiparabili è legittima anche in presenza di condizioni che, pur non potendo qualificarsi di totale incapacità economica, denotano una sensibile difficoltà nella gestione e nel controllo dell’equilibrio economico finanziario del soggetto e fanno temere la possibilità, anche non immediata, di un futuro dissesto. Pertanto, la previsione di una possibile rimozione della difficoltà riscontrata non esclude che il rischio sia qualificabile come “sofferenza”, atteso che la relativa valutazione deve pur sempre fare riferimento alla capacità del cliente di adempiere le proprie obbligazioni con regolarità e senza anomalie (cfr. Cass. 29/01/2015, n. 1725).
Come rilevato dal primo giudice i bilanci della [B…], a partire dal 2009, evidenziano un’assenza di produzione e perdite per migliaia di euro e lo stesso rimborso dei finanziamenti in essere con [C…] risulta essere stato sempre assicurato da provvista fornita dalla controllante [D…], che ha tuttavia agito per far accertare l’invalidità delle fideiussioni rilasciate. In tale situazione, non può che condividersi la valutazione circa l’esistenza di chiari segni di insolvenza di [B…]. D’altra parte l’unica proprietà immobiliare di tale società è costituita dall’immobile ad uso albergo (in corso di ristrutturazione ma con lavori fermi), ipotecato in favore della banca, il cui valore non può ritenersi sufficiente a modificare la valutazione sull’insolvenza, sia in quanto nell’attuale contesto del mercato immobiliare non è affatto certo che sia possibile addivenire in tempi rapidi ad una vendita e al realizzo di quanto sperato, sia, soprattutto, perché il fatto che una società abbia necessità di vendere l’unico immobile per coprire i propri debiti è certamente segno inequivoco di una situazione di sofferenza finanziaria.
Le spese seguono la soccombenza liquidandole in favore di [C…] come da dispositivo, tenuto conto del valore indeterminato della controversia e dell’assenza di attività istruttoria, rilevando che l’accertata invalidità della procura alle liti rilasciata all’avv. [X…] non giustifica comunque la condanna in proprio del difensore del pagamento delle spese, possibile solo in caso di inesistenza o mancato conferimento della procura (cfr. Cass. sez. un. 10/05/2006, n. 10706 “In caso di invalidità o sopravvenuta inefficacia della procura alle liti, non è ammissibile la condanna del difensore alle spese del giudizio, in quanto l’attività processuale è provvisoriamente efficace e la procura, benché sia invalida o sia divenuta successivamente inefficace, è tuttavia idonea a determinare l’instaurazione di un rapporto processuale con la parte rappresentata, che assume la veste di potenziale destinataria delle situazioni derivanti dal processo).

P.Q.M.
Il Tribunale di Forlì, in composizione collegiale, in ordine al reclamo proposto da [B…] e da [D…], con atto depositato in data 11.3.2015, nei confronti di [C…], avverso il provvedimento emesso dal giudice di questo tribunale in data 23.2.2015, così provvede:
accertata l’invalidità della procura alle liti rilasciata dalle due reclamanti al medesimo difensore in presenza di conflitto di interessi, dichiara la nullità dell’intero giudizio cautelare;
condanna [B…] e [D…] alla rifusione delle spese legali sostenute da [C…] per l’intero giudizio cautelare che si liquidano in complessivi € 7.000,00 per compenso professionale (di cui € 3.283,00 per la prima fase e € 3.717,00 per il reclamo), oltre 15% rimb. forf. spese generali, IVA e CPA come per legge;
[OMISSIS…].
Si comunichi.
Così deciso a Forlì nella camera di consiglio del 22/04/2015
Il Presidente
Dr. Orazio Pescatore
Il Giudice relatore
Dr.ssa Barbara Vacca


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