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20 ottobre 2019

[26.10.2015] Trib. Forlì, Sentenza 26.10.2015, Pres. Pescatore, est. Orlandi

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Trib. Forlì, Sentenza 26.10.2015, Pres. Pescatore, est. Orlandi
Art. 250 c.c. Figli nati fuori dal matrimonio Riconoscimento condizioni e presupposti del ricorso consenso dall’altro genitore rifiuto del consenso – pregiudizio per l’interesse del minore sentenza che tiene luogo del consenso mancante – struttura bifasica del procedimento ex art. 250 c.c. – sentenza parziale sull’autorizzazione al riconoscimento del minore – ammissibilità
Ai sensi dell’art. 250 c.c., il riconoscimento del figlio infraquattordicenne nato fuori dal matrimonio deve avvenire previo consenso dell'altro genitore che abbia già effettuato il riconoscimento; detto consenso non può essere rifiutato se risponde all'interesse del figlio.
Il genitore che vuole riconoscere il figlio, qualora il consenso dell'altro genitore sia rifiutato, può presentare ricorso al giudice competente al fine di essere autorizzato al riconoscimento. La normativa codicistica prevede che, con la sentenza che tiene luogo del consenso mancante, il giudice assuma i provvedimenti opportuni in relazione all'affidamento e al mantenimento del minore ai sensi dell'articolo 315 bis e al suo cognome ai sensi dell'articolo 262 c.c.
Al fine di evitare la definizione del procedimento ex art. 250 c.c. mediante la pronuncia di una sentenza che sarebbe necessariamente condizionale in quanto il contenuto dispositivo e condannatorio in merito all’affidamento e al mantenimento del minore e all’assunzione del cognome, verrebbe ad avere efficacia e valenza esecutiva solo dopo e a condizione che il ricorrente proceda effettivamente al riconoscimento , risulta appropriato procedere mediante la previa pronunzia parziale sull’autorizzazione al riconoscimento, differendo poi ogni altra decisione al prosieguo del procedimento, subordinatamente alla prova dell’avvenuto, effettivo, riconoscimento. Ciò, anche per evitare che i provvedimenti adottati nell’interesse del minore possano rimanere quiescenti sine die o rimessi alla volontà discrezionale della parte che potrebbe ritardare o anche non procedere mai all’autorizzato riconoscimento.
Nonostante l’art. 250 c.c. non contempli espressamente la possibilità di una pronuncia di sentenza parziale, lasciando intendere l’unicità della decisione, tale facoltà deve reputarsi comunque consentita al giudice ogniqualvolta vi siano da decidere questioni di carattere pregiudiziale o preliminare, rientrando la stessa nei poteri di direzione del processo, tanto più quando ciò avvenga al fine di garantire e tutelare il superiore interesse del minore che tutta la normativa nazionale e sovranazionale considera ormai come un obiettivo preminente e prioritario.
Alla luce della ricostruzione in termini “bi fasici” del procedimento ex art. 250 c.c., è pertanto ammissibile la pronuncia di sentenza parziale con riferimento esclusivo all’autorizzazione al riconoscimento, rinviando l’adozione dei provvedimenti ex artt. 315 bis e 262 c.c. solo dopo la prova dell’avvenuto riconoscimento a seguito della pronuncia della sentenza parziale.
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IL TRIBUNALE ORDINARIO DI FORLI’
Il Tribunale, in composizione collegiale, nelle persone dei seguenti magistrati:
dott. Orazio Pescatore Presidente
dott.ssa Barbara Vacca Giudice
dott.ssa Anna Orlandi Giudice rel. ed est.
ha pronunziato la seguente
SENTENZA
……..
MOTIVI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE
Con atto depositato in data ……, il ricorrente P.G. ha esposto di avere iniziato nel …. una relazione sentimentale con R.G., la quale, nel…….., scopriva di aspettare un bambino, che successivamente i due, entusiasti della buona notizia, iniziavano a fare progetti per il loro futuro e a fare acquisti per il bambino, che, del tutto inaspettatamente, nel …………, la madre comunicava ad esso che il bambino che aspettava nato il mese successivo non era il suo e interrompeva la relazione, che, non credendo a quanto riferitogli dalla R.G., esso ricorrente cercava di essere comunque presente nella vita del figlio, tentativi tuttavia rivelatisi vani, e che, da ultimo, la madre rifiutava ad esso il riconoscimento del bimbo. Con il presente giudizio il P.G ha pertanto chiesto, ai sensi dell’art. 250 c.c., la pronuncia di sentenza che tenga luogo del consenso mancante e l’adozione dei provvedimenti opportuni in ordine all’affidamento, al mantenimento e al cognome del minore.
Si è costituita R.G. opponendosi al riconoscimento. Ha eccepito infatti che, per quanto a sua conoscenza, il ricorrente, all’epoca del concepimento di M. non poteva avere figli, se non sottoponendosi a cure, e di non avere, a tutt’oggi, una chiara rappresentazione dello stile di vita del P.G., in particolare se lo stesso stia svolgendo una qualche attività lavorativa o abbia un qualche reddito; alla stessa, peraltro, risulterebbe che il ricorrente si sia recato a …. nell’anno in corso e si sia sposato. Disposto l’intervento del P.M., e ritenuto che potesse profilarsi un conflitto di interessi tra la madre e il minore, si è onerato il ricorrente a richiedere al Presidente del Tribunale la nomina di un Curatore speciale per il minore.
Si è costituita dunque l’Avv. …. quale Curatore speciale di R.M., chiedendo verificarsi l’eventuale paternità del ricorrente nei confronti del minore e, in caso di riscontro positivo, emettersi sentenza che tenga luogo del consenso mancante, regolamentando altresì i rapporti genitoriali con particolare riferimento alle visite padre figlio e al contributo di mantenimento. Alla successiva udienza, tutte le parti hanno dichiarato la propria disponibilità a fare eseguire l’esame del D.N.A. presso apposito centro privato; l’esito dell’accertamento effettuato dalle parti ed attestante una probabilità di paternità del 99,999999999%, è stato poi regolarmente depositato e le parti hanno precisato le proprie conclusioni come indicato in epigrafe.
Ciò posto in punto a svolgimento del processo, si ritiene, innanzitutto, opportuno precisare che, dopo la riforma di cui alla legge n. 219/2012, i procedimenti diretti all’adozione dei provvedimenti di cui all’art. 250
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c.c., così come quelli di cui all’art. 262 c.c., sono divenuti di competenza del tribunale ordinario, in composizione collegiale. Sono inoltre di competenza del tribunale ordinario anche i procedimenti in materia di affidamento e mantenimento dei figli nati da relazioni extramatrimoniali. Come espressamente previsto dall’art. 38 disp. att. c.c., ai procedimenti in materia di affidamento e mantenimento dei minori si applicano gli artt. 737 e ss. c.p.c. in quanto compatibili e, fermo restando quanto previsto per le azioni di stato, il tribunale provvede in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero.
In assenza di una specifica previsione normativa e non rientrando il procedimento di cui all’art. 250 c.c. tra le azioni di stato posto che il tribunale, in assenza del consenso del genitore che per primo ha riconosciuto il minore, non dichiara giudizialmente la paternità o maternità come nel procedimento ex art. 269 e ss. c.c., ma si limita a pronunciare sentenza che tenga luogo del consenso mancante si reputa che il tribunale debba provvedere seguendo il rito camerale. La pronuncia, sia nel caso in cui non venga proposta nel termine alcuna opposizione, sia che venga invece proposta opposizione, deve invece avvenire, per espressa previsione normativa, nella forma della sentenza, il cui contenuto è evidentemente quello di rimuovere l’ostacolo, costituito dalla mancanza di consenso dell’altro genitore, al riconoscimento, che deve poi essere materialmente effettuato dal ricorrente davanti all’Ufficiale di Stato Civile.
A tale proposito, osserva il Collegio come, al fine di evitare la definizione del procedimento ex art. 250 c.c. mediante la pronuncia di una sentenza che sarebbe necessariamente condizionale nel senso che il contenuto dispositivo e condannatorio in merito all’affidamento e al mantenimento del minore e all’assunzione del cognome, verrebbe ad avere efficacia e valenza esecutiva solo dopo e a condizione che il ricorrente proceda effettivamente al riconoscimento (potendo in realtà anche decidere di non avvalersi dell’ottenuta autorizzazione, magari in quanto non soddisfatto delle statuizioni relative all’affido, alle visite e agli oneri economici derivanti dal mantenimento) , risulti appropriato procedere mediante la previa pronunzia parziale sull’autorizzazione al riconoscimento, differendo poi ogni altra decisione al prosieguo del procedimento, subordinatamente alla prova dell’avvenuto, effettivo, riconoscimento. Ciò, anche per evitare che i provvedimenti adottati nell’interesse del minore possano rimanere quiescenti sine die o rimessi alla volontà discrezionale della parte che potrebbe ritardare o anche non procedere mai all’autorizzato riconoscimento.
In questo modo, oltre a garantire, nell’interesse del minore, una celere definizione in merito al riconoscimento e al formale ingresso nella vita del figlio da parte del genitore, si evita anche il rischio di svolgere un’inutile attività istruttoria, atteso che tutti i provvedimenti relativi all’affido, alla regolamentazione delle visite e tempi di permanenza del minore presso il padre dunque volti all’instaurazione della relazione tra il minore e il genitore nonché al cognome e quant’altro, sono subordinati al previo riconoscimento, presupponendo l’assunzione dello status di figlio del genitore che esegue il riconoscimento. Del resto, benché l’art. 250 c.c. non contempli espressamente la possibilità di una pronuncia di sentenza parziale (il tenore dell’articolo lascia infatti intendere l’unicità della decisione, posto che l’ultimo periodo del comma quattro prevede che, con la sentenza che tiene luogo del consenso mancante, il giudice provveda ad assumere i provvedimenti opportuni in relazione all’affidamento e al mantenimento del minore ai sensi dell’art. 315 bis e al cognome ai sensi dell’art.
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262 c.c.), tale facoltà deve reputarsi comunque consentita al giudice ogniqualvolta vi siano da decidere questioni di carattere pregiudiziale o preliminare, rientrando la stessa nei poteri di direzione del processo, tanto più quando ciò avvenga, come nella fattispecie che occupa, al fine di garantire e tutelare il superiore interesse del minore che tutta la normativa nazionale e sovranazionale considera ormai come un obiettivo preminente e prioritario.
Condividendo, pertanto, l’orientamento in tal senso già espresso anche dal Tribunale di Milano, ritiene questo Tribunale di aderire alla ricostruzione in termini “bifasici” del procedimento ex art. 250 c.c., rinviando l’adozione dei provvedimenti ex artt. 315 bis e 262 c.c. solo dopo la prova dell’avvenuto riconoscimento a seguito della pronuncia della sentenza parziale.
Venendo ora al caso specifico, si evidenzia che la madre, nel termine assegnato per l’eventuale opposizione, ha depositato memoria di costituzione in cui ha dichiarato di opporsi al riconoscimento in quanto il P.G., al tempo del concepimento, non avrebbe potuto avere figli, se non sottoponendosi a cure o osservando particolari precauzioni, e avrebbe notizie che lo stesso si sarebbe sposato e non svolgerebbe al momento alcuna attività lavorativa. Quanto al primo motivo di opposizione, è appena il caso di evidenziare che lo stesso è stato smentito dall’esito dell’esame effettuato e, in ordine al secondo motivo, questo appare genericamente formulato e comunque privo di significativo rilievo in ordine alla decisione se autorizzare o meno il riconoscimento nell’interesse esclusivo della minore, tenuto conto, del resto, che il Curatore speciale non si è opposto. Non sussistono quindi validi e fondati motivi ostativi, nell’esclusivo interesse della minore, al riconoscimento della stessa da parte del ricorrente. Stante la tenera età del bambino, non può evidentemente essere disposta la sua audizione.
Va, dunque, autorizzato il riconoscimento del minore R.M. quale figlio di P.G..
Le parti vanno infine rimesse davanti al giudice relatore per consentire al ricorrente di documentare l’avvenuto riconoscimento e affrontare quindi tutte le altre questioni e le domande proposte, presupponenti l’assunzione da parte del minore dello stato di figlia del P.G.
Le spese processuali saranno regolate con la sentenza definitiva.
P.Q.M.
Così deciso in Forlì nella Camera di consiglio del 26.10.2015
IL PRESIDENTE
(dott. Orazio Pescatore)
Il Giudice est.
(dott.ssa Anna Orlandi)

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