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20 ottobre 2019

[16.12.2015] Trib. Forlì, Sentenza, 16/12/2015, est. Giraldi

Trib. Forlì, Sentenza, 16/12/2015, est. Giraldi

Insegnamento di sostegno diritto fondamentale del disabile giurisdizione giudice ordinario mancata discrezionalità dell’Amministrazione scolastica

La materia relativa all'insegnamento di sostegno è di giurisdizione del giudice ordinario. Questa compete a tale giudice anche quando sia richiesto di eliminare un pregiudizio recato ad un diritto fondamentale non suscettibile di affievolimento, nella specie, il diritto all'istruzione della persona disabile. In vero l’Amministrazione scolastica è priva di potere discrezionale riguardo all'applicabilità del piano formativo individualizzato, elaborato dalla scuola con il concorso determinante degli insegnanti e degli operatori della sanità pubblica, che prospetti il numero di ore necessario per il sostegno scolastico dell’alunno che versi in situazione di handicap particolarmente grave. Laddove ricorra l’esigenza di un intervento continuativo e più intenso, l’Amministrazione deve provvedere all'attivazione di posti di sostegno in deroga al rapporto insegnanti alunni. L’omissione o le insufficienze nell'apprestamento di tutta l’attività doverosa a tal fine, determina una sostanziale contrazione del diritto fondamentale del disabile all'attivazione, in suo favore, di un intervento adeguato alle sue specifiche esigenze, determinando il venir meno della condizione necessaria per la realizzazione del diritto ad avere pari opportunità, suscettibile di trasformarsi in una discriminazione indiretta vietata dalla l. 67/2006 art. 2.

Sentenza

Rilevato che con ricorso depositato il 12.12.2013 M.P. e D. P. in proprio e quali legali rappresentanti di P. Y. chiedevano di accertare e dichiarare il diritto di P.Y. a beneficiare di 25 ore di sostegno settimanali ; rilevato che parte resistente si costituiva eccependo il difetto di giurisdizione del GO, l’incompetenza per territorio del tribunale adito, il difetto di legittimazione passiva dell’Ufficio scolastico regionale, e dell’Ufficio scolastico provinciale, nonché dell’istituto scolastico convenuto; oltre a rilevare l’insussistenza di un diritto all’attribuzione di un docente personalizzato; rilevato che possono ritenersi acquisiti anche perché non contestati dall'Amministrazione resistente e ampiamente documentati tutti i fatti posti a fondamento del ricorso; CHE, in particolare, come accertato dalla CTU sia fondamentale che a P. Y., affetto da gravissima malattia oculistica, come documentato in atti, per tutto il primo biennio della scuola primaria siano assicurati percorsi didattici davvero speciali che richiederanno la disponibilità di insegnanti di sostegno e di assistenza educativa non solo competente ma anche assegnato con orario adeguato ai nuovi modelli di difficoltà di insegnamento apprendimento che la ingravescenza della patologia lascia intuire; considerato che nella materia de qua sussiste la giurisdizione del giudice ordinario in base ai seguenti principi: nei rapporti individuali di utenza tra erogatori di pubblico servizio e soggetti privati la giurisdizione appartiene al giudice ordinario, non solo quando si tratta di rapporti obbligatori aventi ad oggetto prestazioni derivanti dalla legge ma anche quando sia richiesto al giudice di eliminare un pregiudizio recato al diritto fondamentale non suscettibile di affievolimento; considerato che, come di recente statuito dalle SS UU della Suprema Corte Cass., SS.UU., 5 novembre 2014, n. 25011, che ha modificato radicalmente il proprio precedente indirizzo interpretativo, che affermava in materia la giurisdizione amministrativa, il diritto all'istruzione è parte integrante del riconoscimento e della garanzia dei diritti dei disabili, per il conseguimento di quella pari dignità sociale che consente il pieno sviluppo e l'inclusione della persona umana con disabilità e il diritto all'istruzione dei disabili è oggetto di specifica tutela da parte sia dell'ordinamento internazionale che di quello europeo ed interno. “A livello europeo, nel quadro dei valori di rispetto della dignità umana e dell'uguaglianza proclamati nell'art. 2 del Trattato sull'Unione Europea, gli artt. 9 e 10 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione definiscono due criteri obiettivo nella determinazione delle politiche ed azioni dell'Unione: la promozione di un elevato livello di istruzione e la lotta contro ogni tipo di discriminazione, compresa quella fondata sulla disabilità. Il contrasto alle discriminazioni fondate, tra l'altro, sulla disabilità costituisce oggetto della previsione contenuta nel successivo art. 19 del TFUE. La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea prevede che Ogni persona ha diritto all'istruzione (art. 14), che Tutte le persone sono uguali davanti alla legge (art. 20), che E' vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, ... sulla disabilità (art. 21), e che L'Unione riconosce e rispetta il diritto delle persone con disabilità di beneficiare di misure intese a garantirne l'autonomia, l'inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità (art. 26). A livello interno, il disegno personalista presente nella nostra Costituzione, nel guardare all'individuo nella specificità delle sue condizioni umane e non secondo il paradigma astratto della soggettività, promuove in favore dei soggetti deboli, tra cui le persone con disabilità, un processo di riduzione delle diseguaglianze e dell'integrazione sociale per garantire loro l'effettivo godimento dei diritti . In attuazione dell'art. 34 Cost. e art. 38 Cost., comma 3, che costituiscono attuazione dei principi fondamentali, di cui agli artt. 2 e 3 Cost., di pari dignità sociale e di eguaglianza sostanziale, con la solidarietà che funge da motore affinchè le differenze di cui ciascuno è portatore non si trasformino in fattori di inferiorità e di esclusione la L. 5 febbraio 1992, n. 104, all'art. 12, attribuisce al disabile il diritto soggettivo all'educazione ed all'istruzione nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle istituzioni universitarie. La L. 1 marzo 2006, n. 67 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), nel promuovere la piena attuazione del principio di parità di trattamento e delle pari opportunità nei confronti delle persone con disabilità al fine di garantire alle stesse il pieno godimento dei loro diritti civili, politici, economici e sociali, traccia all'art. 2 una rilevante distinzione tra due possibili forme di violazione di tale parità (la discriminazione diretta, che ricorre quando, per motivi connessi alla disabilità, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una persona non disabile in situazione analoga; e la discriminazione indiretta, che si ha quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono una persona con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone), e, all'art. 3, affida al giudice ordinario la competenza giurisdizionale avverso gli atti e i comportamenti discriminatori, richiamando (la disciplina dettata dal testo unico delle disposizioni concernenti l'immigrazione e la condizione dello straniero, di cui al D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 44 e oggi) le nuove norme sulla tutela antidiscriminatoria previste dal D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 28. Il diritto all'istruzione dei disabili è dunque ascritto alla categoria dei diritti fondamentali, la cui tutela passa attraverso l'attivarsi della pubblica amministrazione per il suo riconoscimento e la sua garanzia, mediante le doverose misure di integrazione e sostegno atte a rendere possibile ai portatori disabili la frequenza delle scuole, a partire da quella materna….. tra le misure di integrazione e sostegno previste dal legislatore onde garantire l'effettività del diritto all'istruzione del disabile vi è la somministrazione delle ore di insegnamento attraverso un docente specializzato: una figura che assumendo la contitolarità della classe o delle sezioni in cui opera, partecipando a pieno titolo alla programmazione educativa e didattica è chiamata a compiere la sua attività, non rapportandosi isolatamente con l'alunno disabile, ma a favorirne, in collaborazione con l'insegnante curricolare, l'integrazione con l'intera classe(…). Ai fini del riparto di giurisdizione è necessario verificare se , a seguito della redazione conclusiva, da parte dei soggetti pubblici competenti, del piano educativo individualizzato, contenente l'indicazione delle ore di sostegno necessarie ai fini dell'educazione e dell'istruzione, ci si trovi di fronte, in presenza di una situazione di handicap particolarmente grave, ad un diritto, ad essere seguiti da un docente specializzato, già pienamente conformato, nella sua articolazione concreta, rispetto alle specifiche necessità dell'alunno disabile senza che vi sia ancora per la pubblica amministrazione autorità spazio discrezionale per diversamente modulare da un punto di vista quantitativo (e quindi per ridurre) gli interventi in favore della salvaguardia del diritto all'istruzione dello studente disabile. Occorre evidenziare l'assoluta centralità del piano educativo individualizzato previsto dalla L. n. 104 del 1992, art. 12, inteso come strumento rivolto a consentire l'elaborazione di una scelta condivisa, frutto anche del confronto tra genitori dell'alunno disabile e amministrazione; e, inoltre, l'immediato e doveroso collegamento, in presenza di specifiche tipologie di handicap, tra le necessità prospettate dal piano e il momento dell'assegnazione o della provvista dell'insegnante di sostegno. Tra le norme finalizzate alla promozione dell'autonomia e dell'integrazione e dell'inserimento del disabile, la L. n. 104 del 1992, art. 13, comma 3, prevede attività di sostegno mediante l'assegnazione di docenti specializzati. Il quadro normativo è stato successivamente integrato dal D.L. 31 maggio 2000, n. 78, art. 10, comma 5, ), convertito, con modificazioni, dalla L. 30 luglio 2010, n. 122, con la previsione che i soggetti chiamati a formulare il piano educativo individualizzato elaborano anche proposte relative all'individuazione delle risorse necessarie, ivi compresa l'indicazione del numero delle ore di sostegno, che devono essere esclusivamente finalizzate all'educazione e all'istruzione, restando a carico degli altri soggetti istituzionali la fornitura delle altre risorse professionali e materiali necessarie per l'integrazione e l'assistenza dell'alunno disabile richieste dal piano educativo individualizzato. In conclusione, dal quadro legislativo di riferimento si evince che una volta che il piano educativo individualizzato, elaborato con il concorso determinante di insegnanti della scuola di accoglienza e di operatori della sanità pubblica, abbia prospettato il numero di ore necessarie per il sostegno scolastico dell'alunno che versa in situazione di handicap particolarmente grave, l'amministrazione scolastica è priva di un potere discrezionale, espressione di autonomia organizzativa e didattica, capace di rimodulare o di sacrificare in via autoritativa, in ragione della scarsità delle risorse disponibili per i servizio, la misura di quel supporto integrativo così come individuato dal piano, ma ha il dovere di assicurare l'assegnazione, in favore dell'alunno, del personale docente specializzato, anche ricorrendo se del caso, là dove la specifica situazione di disabilità del bambino richieda interventi di sostegno continuativi e più intensi all'attivazione di un posto di sostegno in deroga al rapporto insegnanti/alunni, per rendere possibile la fruizione effettiva del diritto, costituzionalmente protetto, dell'alunno disabile all'istruzione, all'integrazione sociale e alla crescita in un ambiente favorevole allo sviluppo della sua personalità e delle sue attitudini. L'omissione o le insufficienze nell'apprestamento, da parte dell'amministrazione scolastica, di quella attività doverosa si risolvono in una sostanziale contrazione del diritto fondamentale del disabile all'attivazione, in suo favore, di un intervento corrispondente alle specifiche esigenze rilevate, condizione imprescindibile per realizzare il diritto ad avere pari opportunità nella fruizione del servizio scolastico: l'una e le altre sono pertanto suscettibili di concretizzare, ove non accompagnate da una corrispondente contrazione dell'offerta formativa riservata agli altri alunni normodotati, una discriminazione indiretta, vietata dalla L. n. 67 del 2006, art. 2 per tale intendendosi anche il comportamento omissivo dell'amministrazione pubblica preposta all'organizzazione del servizio scolastico che abbia l'effetto di mettere la bambina o il bambino con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto agli altri alunni”. Ritenuto dunque alla luce della ctu svolta che le condizioni di invalidità del minore impongono la dichiarazione del diritto del minore P.Y. a beneficiare dell’assistenza di un insegnante di sostegno per la durata massima delle ore scolastiche previste dalla legge, ritenuto che le spese legali liquidate come in dispositivo seguano la soccombenza P.Q.M. Il Tribunale di Forlì nella persona del Giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni altra eccezione o domanda disattesa così provvede: dichiara il diritto di P. Y. a beneficiare nel corso dell’attività scolastica di un insegnante di sostegno per l’intero numero di ore previste dalla legislazione scolastica e per l’effetto ordina all’Amministrazione competente e in particolare all’Ufficio scolastico

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