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20 ottobre 2019

[13.01.2016] Tribunale di Forlì, 13/01/2016, dott. Sebastiano Lelio Amato

Doppia contribuzione – Iscrizione alla gestione commercianti
abitualità, personalità e prevalenza dell’attività Onere della prova in capo a
I.N.P.S.



Per poter richiedere una doppia
contribuzione ai soci di aziende commerciali che rivestono anche la carica di
amministratori occorre dimostrare da parte dell’INPS che l’attività richiesta
per l’iscrizione nella gestione commercianti fosse attività lavorativa
abituale, personale e prevalente. Non è sufficiente ai fini della prova la
dichiarazione dei redditi in cui il socio confermi con una crocetta la
prevalenza di tale situazione, non avendo valore sostanziale né confessorio.



Locazione di immobili – mero godimento di immobili Onere della prova
in capo a I.N.P.S.



 Fino a prova contraria, una società che ha ad
oggetto esclusivamente la locazione di immobili non svolge attività commerciale
ma di mero godimento, difettando una attività di scambio di prestazioni e
servizi, indispensabile per l’iscrizione alla gestione commercianti. Onere di
provare la natura commerciale dell’attività depone in capo a INPS.



 SVOLGIMENTO DEL PROCESSO



Con ricorso ex art. 24 D.L.vo
46/1999 debitamente notificato all’I.N.P.S. ed a S.C.C.I. s.p.a. (Soc. di
Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S.) il sig. Tizio si opponeva all’avviso di
addebito notificatogli il 29.1.13 con il quale l’Istituto gli aveva intimato il
pagamento del complessivo importo di € 7441,81 per contributi e sanzioni
attinenti all’iscrizione d’ufficio alla gestione IVS degli esercenti attività
commerciali, riferiti ai trimestri gennaio marzo dall’anno 2006 al 2012.
L’iscrizione era stata effettuata in quanto il ricorrente risultava socio della
X di Tizio & C. s.a.s.. Eccepiva tuttavia il ricorrente che il preteso
credito contributivo dell’INPS era prescritto; inoltre, difettavano i
presupposti oggettivi e soggettivi per l’iscrizione alla Gestione Commercianti.
La predetta società, infatti, non svolgeva alcuna attività commerciale ed il
solo rapporto che manteneva in corso era il contratto di locazione relativo
all’immobile di sua proprietà. Inoltre, il ricorrente assumeva di non aver mai
partecipato al lavoro della società con caratteri di abitualità e prevalenza.
Ciò esposto, il ricorrente, assumendo di non essere tenuto all’iscrizione alla
Gestione Commercianti, chiedeva all’adito Tribunale di annullare l’avviso di
addebito opposto e accertare l’infondatezza di ogni pretesa dell’Ente
previdenziale nei propri confronti. Si costituiva l’I.N.P.S. affermando la
legittimità delle proprie pretese e chiedendo il rigetto del ricorso. Ulteriori
ricorsi venivano proposti da Tizio, in relazione al fatto che l’I.N.P.S. gli
notificava ulteriori avvisi di addebito, riferiti a diversi periodi
contributivi, ma dipendenti dallo stesso presupposto, consistente
nell’iscrizione alla Gestione Commercianti; i procedimenti originatisi
(iscritti ai nn. di r.g. n. 469/13 e 129/14) venivano riuniti al presente per
connessione ed all’udienza odierna, a seguito di istruttoria documentale, si
perveniva alla decisione.

 MOTIVI DELLA DECISIONE

 L’eccezione di prescrizione è
infondata. Si applica infatti il termine prescrizionale quinquennale ex art. 3
co. 9° L. 335/1995 e la comunicazione del 20.3.12 ha validamente interrotto la
prescrizione per tutte le annualità in contestazione, considerando la data in cui
essa, per ciascun anno, poteva cominciare a decorrere. L’opposizione è comunque
fondata sotto altri profili. In base alla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1,
comma 203 che così sostituisce la L. 3 giugno 1975, n. 160, art. 29, comma 1:
"L'obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti
attività commerciali di cui alla L. 22 luglio 1966, n. 613, e successive
modificazioni ed integrazioni, sussiste per i soggetti che siano in possesso
dei seguenti requisiti: a) siano titolari o gestori in proprio di imprese che,
a prescindere dal numero dei dipendenti, siano organizzate e/o dirette
prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti la famiglia, ivi
compresi i parenti e gli affini entro il terzo grado, ovvero siano familiari
coadiutori preposti al punto di vendita; b) abbiano la piena responsabilità
dell'impresa ed assumano tutti gli oneri ed i rischi relativi alla sua
gestione. Tale requisito non è richiesto per i familiari coadiutori preposti al
punto di vendita nonché per i soci di società a responsabilità limitata; c)
partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e
prevalenza; d) siano in possesso, ove previsto da leggi o regolamenti, di
licenze o autorizzazioni e/o siano iscritti in albi, registri e ruoli".
Dunque, come ha recentemente affermato la Corte di Cassazione nell’ordinanza n.
3145 del 2013, il presupposto imprescindibile per l'iscrizione alla gestione
commercianti è che vi sia un esercizio commerciale e la gestione dello stesso,
come titolare o come familiare coadiuvante o anche come socio di s.r.l. che
abbia come oggetto un esercizio commerciale. Nel caso di specie, la società X
di Caio & C. s.a.s. non svolgeva, nel periodo che qui interessa, attività
commerciale. Invero, tale non può essere automaticamente considerata l’attività
di una società avente ad oggetto esclusivamente la locazione di immobili:
difetta una attività di scambio di prestazione e servizi, qualificabile come
commerciale, e del resto i redditi prodotti dalla locazione sono classificati
come redditi fondiari e non quali redditi d’impresa. Solo qualora l’attività
esercitata travalichi i limiti del mero godimento di immobili e si configuri
come più ampia attività (ad es. prestazioni di servizi a terzi) organizzata in
forma d’impresa, deve ritenersi che il reddito prodotto sia da qualificare come
reddito d’impresa ex art. 51 co. 2° del TUIR e che i soggetti che l’attività
svolgono, con i requisiti di legge, siano tenuti all’iscrizione nella Gestione
previdenziale dei commercianti. Tanto, però, non risulta dagli atti né è stato
altrimenti dimostrato dall’I.N.P.S. nel caso in esame. Oltre a ciò si rileva
che la ratio della norma di cui all’art. 1 co. 203 cit. è quella di
assoggettare all’obbligo contributivo quei soggetti che, oltre ad essere
titolari o amministrare l’azienda, siano direttamente coinvolti nell’attività
aziendale, evitando che l’attività imprenditoriale di natura commerciale possa
sottrarsi all’obbligo contributivo facendo confluire i compensi della stessa in
quelli percepiti per l’attività di amministratore, assoggettati al regime
contributivo previsto dall’art. 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995 (v.
Cass. Sez. 6 L, Ordinanza n. 20268 del 19/11/2012). E’ dunque necessario
accertare che l’amministratore svolga realmente, in modo personale, abituale e
prevalente, l’attività commerciale propria dell’azienda. In recente sentenza la
S. Corte ha infatti puntualizzato che, in controversia concernente la gestione
assicurativa cui debba essere iscritto “il socio di una società a
responsabilità limitata che eserciti attività commerciale nell'ambito della
medesima e, contemporaneamente, svolga attività di amministratore, anche unico,
per individuare l'attività prevalente ai fini dell'iscrizione nella gestione
di cui all'art. 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995, o nella gestione
degli esercenti attività commerciali, ai sensi dell' art. 1, comma 203, della
legge n. 662 del 1996 il giudice deve accertare la partecipazione del socio
amministratore, personalmente, al lavoro aziendale e lo svolgimento
dell'attività operativa in cui si estrinseca l'oggetto dell'impresa con
carattere di abitualità ed in misura preponderante rispetto agli altri fattori
produttivi. Solo all'esito positivo dell'accertamento "de quo" il giudice
procederà al giudizio di prevalenza verificando la dedizione dell'opera
personale e professionale del socio amministratore, prevalentemente, ai compiti
di amministratore della società o al lavoro aziendale non facendovi luogo ove
non risulti accertata la partecipazione del socio amministratore al lavoro
aziendale con le predette modalità, atteso, in tal caso, l'obbligo di
iscrizione esclusivamente alla gestione separata, in mancanza dei requisiti per
l'iscrizione alla gestione commercianti” (Cass. Sez. U, Sentenza n. 3240 del
12/02/2010). Nella fattispecie, il ricorrente ha negato di essersi occupato
della gestione operativa del contratto di locazione, e prima ancora nella
gestione della società, in ragione dell’età avanzata e della delega effettuata
allo Studio Commerciale Y per lo svolgimento di tutte le sporadiche attività
richieste dalla carica sociale ricoperta. L’asserzione non è stata
specificamente contestata dall’Istituto previdenziale, il quale non ha addotto
alcuna prova a dimostrazione del fatto che – in contrasto con quanto asserito
da controparte – l’Amadori partecipasse, con caratteri di abitualità e
prevalenza, al lavoro aziendale. Privo di significato sostanziale appare il
semplice rilievo che egli avesse sbarrato la casella della dichiarazione
fiscale UNICO 2007, la casella corrispondente alla dichiarazione per cui
l’attività svolta per conto della società era la sua attività prevalente.
Difettando, dunque, i presupposti per l'iscrizione del ricorrente alla Gestione
Commercianti, deve dichiararsi che egli non è tenuto all’iscrizione medesima.
Conseguentemente, devesi accertare e dichiarare che il ricorrente nulla deve
all’I.N.P.S. in dipendenza dell’iscrizione stessa, con totale caducazione degli
avvisi di addebito opposti con i ricorsi riuniti. Le spese seguono la
soccombenza e sono liquidate come da dispositivo. 

P. Q. M. OMISSIS . 

Forlì,
13/01/2016 

Il Giudice

dott. Sebastiano Lelio Amato

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