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20 ottobre 2019

[17.02.2016] Tribunale di Forlì, ord. 17/2/2016 , pres. Pescatore, est. Ramacciotti

L’istanza di sospensione
dell’efficacia esecutiva del precetto al quale si è proposta opposizione deve
essere rigettata se non sussistono elementi tali da fare venire meno il fumus
boni iuris del diritto vantato dall’opposta.



Il collegamento negoziale tra
due contratti (contratto di mutuo fondiario e il contratto di apertura di
credito), deve essere provato da colui che vuole fare valere la nullità (per
frode alla legge ex art. 1344 c.c.) del primo, in forza di asseriti vizi del
secondo (solo provando il collegamento negoziale i vizi del contratto di conto
corrente – il cui saldo sarebbe viziato da interessi usurari ed anatocistici
nonché da spese applicate dalla banca contra ius si ripercuoterebbero sulla
validità del contratto di mutuo). Resta peraltro in ogni caso fermo l’obbligo
in capo al mutuatario di restituzione delle somme ricevute a titolo di mutuo.



In caso di mutuo fondiario, a
differenza che in quello di mutuo di scopo, la finalità del finanziamento,
asseritamente rappresentata dalla volontà di sanare la posizione debitoria del
cliente nei confronti della banca nell’ambito di un rapporto di conto corrente,
non incide in alcun modo sulla causa del contratto e comunque deve essere
specificamente provata. Infatti, una volta che il cliente ha conseguito la
disponibilità materiale e giuridica delle somme mutuategli, rientra nella sua
piena ed incensurabile autonomia contrattuale effettuare qualsiasi operazione
sul proprio conto corrente. L’asserita “coazione” da parte della Banca volta
all’accredito delle somme ottenute con il mutuo sul conto corrente della società
deve essere provata da colui che vuole far valere in giudizio la nullità del
contratto di mutuo.



ORDINANZA



Con atto di citazione ex art.
615 c.p.c. [A.M.] e [B.M.] hanno proposto opposizione avverso il precetto con
cui è stato loro intimato il versamento della somma di €.150000,00 dovuta in
forza della risoluzione di contratto di mutuo fondiario stipulato con [Banca]
in data 21.03.2014, con contestuale istanza di sospensione dell’efficacia
esecutiva del precetto.



Gli opponenti hanno, in
particolare domandato che sia accertato che il contratto di mutuo ipotecario a
tasso variabile n. 3707354 di €. 1500000,00 è da ritenersi nullo ex art. 1344
c.c. in quanto stipulato in frode alla legge per effetto del collegamento
negoziale con il contrato di apertura di credito n. 1851 il cui saldo risulta
viziato da 
interessi
usurari ed anatocistici (così come indicati nella perizia di parte prodotta in
atti) nonché da interessi e spese applicati dalla banca contra ius e per
l’effetto dichiarare che nessuna somma è dovuta dal sig. [A.M.] in ragione di
tale nullità; accertare e dichiarare che il medesimo contratto di mutuo è da
ritenersi nullo in quanto simulato ai sensi degli artt. 1414, 1418 e 1325 c.c.,
atteso che la banca ha utilizzato lo schema contrattuale del mutuo “fingendo”
di erogare somme ad un soggetto privato (consumatore) ma obbligando, in realtà,
il mutuatario a destinare il denaro all’estinzione del conto corrente di altro
soggetto giuridico, la [società S] (di cui il sig. [M.] era amministratore e garante);
conseguentemente dichiarare la nullità dell’ipoteca iscritta sulla base di un
titolo nullo.



Con riferimento al periculum in
mora hanno dedotto che lo stesso è rappresentato dal pericolo imminente di
sottoposizione a pignoramento della casa familiare abitata dal [M.] a fronte di
un credito inesistente e comunque frutto di reato.



Il giudice, con ordinanza del
9.12.2015, ha respinto l’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del
ruolo impugnato, sul rilievo della inesistenza di elementi tali da far venire
meno il fumus boni iuris del diritto vantato dall’opposta. In particolare, il
giudice di prime cure ha ritenuto che il contratto di mutuo fondiario possa
dirsi del tutto lecito, sul rilievo che in caso di mutuo fondiario, a
differenza che in quello di mutuo di scopo, la finalità del finanziamento non
incide in alcun modo sulla causa del contratto.



Avverso la suddetta ordinanza
hanno proposto reclamo [A.M.] e [B.M.], rispettivamente mutuatario e terzo
datore di ipoteca, deducendone l’erroneità in primo luogo sul rilievo che il
Giudice non avrebbe affrontato il problema del collegamento tra il contratto di
mutuo fondiario e quello di conto corrente, viziato dall’applicazione di
interessi usurari, ultralegali ed anatocistici, con conseguente nullità del
contratto di mutuo fondiario ad esso collegato in quanto finalizzato a
ripianare una situazione debitoria in realtà quantomeno in parte, inesistente.



In secondo luogo, hanno dedotto
che, contrariamente a quanto affermato dal Giudice di prime cure, il sig. [M.]
non avrebbe in alcun modo liberamente deciso di destinare i propri denari per
ripianare un debito della società dallo stesso amministrata, ma a ciò sarebbe
stato costretto dall’istituto di credito convenuto al fine di scongiurare
un’azione di fallimento immediata nei confronti della [società S], poi di fatto
fallita qualche mese dopo; ne deriverebbe l’assenza di causa del contratto di
mutuo.



Ritiene il Collegio che
l’ordinanza reclamata vada confermata.



Nella fattispecie in esame,
infatti, fa difetto completamente la prova del collegamento tra il contratto di
mutuo fondiario concluso dal sig. [M.] e dalla Banca reclamata ed il contratto
di conto corrente intestato a [società S], ma soprattutto della finalità
ulteriore del finanziamento anzidetto, rappresentata, secondo la ricostruzione
dei reclamanti, dalla volontà sanare la posizione debitoria della società; vi
è, per contro, la prova che le somme mutuate sono confluite sul conto personale
di [A.M.] in data 21.03.2014 (cfr. estratto del conto corrente di cui al doc. 3
parte opposta in primo grado), pertanto vanno condivise le considerazioni
dell’istituto di credito convenuto secondo cui, una volta che il sig. [M.]
conseguì la disponibilità materiale e giuridica delle somme mutuategli,
rientrava nella sua piena ed incensurabile autonomia contrattuale



effettuare
qualsiasi operazione sul proprio conto corrente. Né è stata raggiunta la minima
prova di una qualche “coazione” da parte della Banca volta all’accredito delle
somme ottenute con il mutuo sul conto corrente della società.



A nulla rileva, peraltro, la
questione dell’applicazione di tassi di interesse anatocistici e/o usurari (o
spese non dovute) al conto corrente intestato alla [società S] atteso che
anche a prescindere dalla considerazione che, nella presente fase, non può
dirsi raggiunta in alcun modo la prova dell’illegittimità dei tassi anzidetti
resta fermo l’obbligo in capo al mutuatario, ricorrendo pacificamente i
presupposti dell’inadempimento al contratto di mutuo, di restituzione delle
somme ricevute, ammontanti a 150.000,00 euro, a seguito della rituale
comunicazione della risoluzione del contratto da parte della Banca; in altre
parole, quand’anche la situazione debitoria relativa al conto corrente
intestato alla società [società S] dovesse ritenersi in parte inesistente,
detta circostanza non varrebbe a far venire meno il debito contratto, peraltro
da altro soggetto giuridico, [A.M.], in forza del contratto di mutuo fondiario
del 21.03.2014.



Ne deriva che, per tali
ragioni, il reclamo va respinto.



La regolamentazione delle spese
di lite della presente fase va demandata al giudizio (di merito) di opposizione
all’esecuzione, rispetto al quale la richiesta di sospensione introduce un
procedimento incidentale del tutto analogo a quello cautelare.



P.Q.M.



Rigetta il reclamo.



Spese del presente procedimento
al giudizio di merito.



Forlì,
17/02/2016

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