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20 ottobre 2019

[15.04.2015] Sentenza Tribunale monocratico di Forlì, 15/4/2015 Giudice est. Di Giorgio

Art. 595 CP rapporto tra espressioni denigratorie dirette nei confronti di singoli appartenenti ad un'associazione od istituzione e l'onorabilità dell'entità collettiva individuazione dell'effettivo destinatario dell'offesa – criteri

Massima

In tema di diffamazione, le espressioni denigratorie dirette nei confronti di singoli appartenenti ad un'associazione od istituzione possono aggredire anche l'onorabilità dell'entità collettiva cui essi appartengono, quando l'offesa assume carattere diffusivo, legittimando l’ente, al pari dei singoli soggetti offesi, alla presentazione della querela. Tuttavia l’individuazione dell'effettivo destinatario dell'offesa è condizione essenziale ed imprescindibile per attribuire ad essa di una rilevanza penale, e deve essere deducibile, in termini di affidabile certezza, dalla stessa prospettazione oggettiva dell'offesa, secondo cioè un criterio oggettivo non sostituibile con le intuizioni o con le personali convinzioni di chi ritiene essere uno dei destinatari.

Motivazione

Con decreto di citazione regolarmente notificato Omissis veniva tratto a giudizio per rispondere dei reati di cui in epigrafe

Presente l’imputato, preliminarmente costituitosi parte civile Omissis nella qualità di legale rappresentante della omissis con sede in Galeata, l'istruzione dibattimentale avveniva mediante esame testimoniale, produzione documentale nonché esame dell’imputato.

All'esito le parti concludevano come in atti.

Dall'indagine svolta nel corso del dibattimento non è apparsa dimostrata la responsabilità penale dell’imputato con riferimento al reato contestato.

Inquadrati i fatti nell’ambito della questione riguardante la richiesta di concessione in uso, da parte del Comune di Galeata, di un luogo da destinare ad incontri e a momenti di culto tra gli appartenenti della neocostituta omissis di Galeata, riferiva il querelante Omissis, persona offesa in veste di legale rappresentante della predetta associazione, che nell’aprile 2011 venne distribuito ai residenti di Galeata un volantino redatto dalla Sezione della Omissis di Galeata, in cui si criticava il preannunciato accoglimento da parte del sindaco della citata richiesta avanzata dell’associazione, facendosi riferimento, ora, alla mancata disponibilità della comunità mussulmana di Galeata all’integrazione dei bambini nelle scuole, ora, utilizzando le seguenti espressioni: “Se hanno soldi per pagarsi la Moschea perchè non comprano libri per le vacanze per i loro figli, perché, se c'è da sborsare un centesimo, non li fanno partecipare ad attività scolastiche, gite, uscite, compleanni dei loro compagni di scuola, perché spesso non pagano le utenze (acqua, luce, gas, affitto, bollo, assicurazione...) perché offendono i nostri bambini, i nostri anziani con prepotenza, arroganza, tracotanza ? Perché però hanno telefonini di ultima generazione ?

Aggiungeva il teste che il contenuto del medesimo volantino venne anche contestualmente pubblicato sul social network facebook nel profilo personale aperto dall’odierno imputato Omissis nella veste di presidente Sezione della Omissis di Galeata.

Tali le risultanze, Omissis lamentava dunque l’attitudine diffamatoria delle espressioni contenute nel suddetto volantino, sopra testualmente riportate, in quanto inveritiere e screditanti, ora, il proprio onore quale presidente della predetta omissis di Galeata, ora, la reputazione e l’immagine della stessa associazione da lui legalmente rappresentata.

Simile assunto, trasfuso nel capo d’imputazione, non può tuttavia ritenersi fondato in fatto e in diritto.

Incontestata la riferibilità all’imputato della materiale divulgazione del volantino in questione, va osservato che se, da un lato, è pacifico che in tema di diffamazione le espressioni denigratorie dirette nei confronti di singoli appartenenti ad un'associazione od istituzione possono, al contempo, aggredire anche l'onorabilità dell'entità collettiva cui essi appartengono, conseguendone che, quando l'offesa assume carattere diffusivo, incidendo sulla considerazione di cui l'ente gode nella collettività, detto ente, al pari dei singoli soggetti offesi, sono legittimati alla presentazione della querela ed alla successiva costituzione di parte civile, dall’altro lato, è altrettanto pacifico, che l’individuazione dell'effettivo destinatario dell'offesa è condizione essenziale ed imprescindibile per attribuire ad essa una rilevanza giuridica penale; individuazione, questa, che deve essere deducibile, in termini di affidabile certezza, dalla stessa prospettazione oggettiva dell'offesa, secondo cioè un criterio oggettivo non surrogabile con le intuizioni o con le soggettive congetture che possono insorgere in chi, per sua scienza diretta e pur di fronte alla genericità di un'accusa denigratoria, possa ritenersi uno dei destinatari (cfr. Cass. n. 1188/2001; n. 11747/2008).

Nel caso in esame appare dunque evidente che nelle espressioni oggetto d’imputazione non si fa alcun riferimento specifico all’attività e/o alle finalità perseguite dalla “Omissis”, di cui il Omissis è legale rappresentante, di talché alcuna lesione della reputazione e/o considerazione di cui tale associazione godeva nella collettività può attribuirsi alle espressioni usate nello scritto in questione.

Quanto poi all’asserita lesione dell’onore personale del Omissis in qualità di presidente della predetta associazione, va evidenziato che dalla lettura integrale dello scritto – acquisito in atti è agevole rilevare che i riferimenti all’omesso pagamento di utenze e/o alla mancata integrazione scolastica di soggetti appartenenti alla religione mussulmana, risultano espressamente tratti da particolari casi concreti di cui lo stesso redattore asserisce essere stato informato da soggetti particolarmente qualificati (cfr. stralcio di intervista a dirigente scolastico riportato nel corpo del medesimo volantino).

In presenza dunque di affermazioni astrattamente riferibili non già ad un cerchia indifferenziata di soggetti legati dalla medesima appartenenza culturale bensì a comportamenti di singoli individui, non può attribuirsi alle frasi utilizzate una valenza offensiva coinvolgente la dimensione collettiva degli interessi culturali dei quali il Omissis poteva ritenersi unicamente portatore in qualità di presidente e rappresentante della Omissis.

A ciò si aggiunga che le espressioni utilizzate appaiono comunque rientrare nel limite della continenza in quanto oggettivamente avulse dall’utilizzo di frasi o espressioni intrinsecamente insultanti e sostanzialmente dirette, in ragione del particolare ruolo politico rivestito dall’imputato (presidente Sezione della Omissis di Galeata nonché consigliere comunale), all’esercizio di un diritto di critica rispetto ad una più ampia questione già costituente oggetto di dibattito politico locale (riguardante appunto la concessione in uso, da parte del Comune di Galeata, di un luogo da destinare ad incontri e a momenti di culto tra gli appartenenti della neocostituta omissis di Galeata).

P.Q.M.

Il Giudice,

visti gli artt. 530 e ss. c.p.p.,

assolve l’imputato dal reato ascritto perché il fatto non sussiste.

Forlì, 15/4/2015.

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